Bonsai: Tutto Quello Che C'è da Sapere!

Bonsai: Tutto Quello Che C'è da Sapere!

Nell’ultimo articolo, parlando di quanto sia di fatto semplice progettare un giardino giapponese,  hai di certo fatto caso ad una semplice ma efficace raccomandazione: se desideri avere un giardino di questo tipo circondati di bonsai ed usa, per i tuoi alberi nani, piante autoctone.

Quando si parla di mini-alberi , spesso, pensiamo che siano delle piante nate in questo modo e che non hanno nulla a che fare con i loro fratelli maggiori.

In realtà i bonsai (parola composita giapponese che significa piantare nella ciotola) non sono altro che gli stessi alberi che troviamo in natura, trattati diversamente con varie tecniche, perché restino di dimensioni così ridotte e, bouganville, olivo,  ficus, pino ecc. di questa specie non sono altro, quindi, che le stesse piante che troviamo in natura ma più piccole.

Cosa c’è da sapere sui bonsai

Questa arte, che a torto o ragione molti credono di origine nipponica, in realtà nasce in Cina ed è intimamente legata all’arte dello Zen.

In Italia, come nel mondo, esistono delle vere e proprie scuole che insegnano come sviluppare una pianta di questo tipo da zero e prendersene cura per tutta la vita, tramandando i principi estetici e metodologici coniati dagli antichi maestri di questa arte.

Zen significa  pensare, riflettere, meditare, e una pianta di questo tipo dovrebbe essere capace di evocare in chi la guarda sensazioni di pace interiore, armonia e forza.

Ogni esperienza, diretta o indiretta, per lo Zen è relativa, non assoluta, così un albero in miniatura,  essendo un’opera mai destinata ad essere finita in quanto viva, si rivela un potente strumento in grado di trasmettere queste emozioni.

Lo stile dei Bonsai

Bonsai: Tutto Quello Che C'è da Sapere!

Anche se la bellezza è negli occhi di chi guarda, gli alberi nani tradizionali seguono sempre uno stile che deriva dell’osservazione della natura e lo stile Boschetto, Scopa Rovesciata o il caratteristico  stile Su Roccia sono lì a ricordarcelo.

Ad ogni pianta appartiene uno stile che  varia in base alle caratteristiche estetiche, al comportamento e l’evoluzione in natura che si lega intimamente al fattore tempo ed anche se, in effetti,  qualsiasi stile può essere adattato per qualsiasi pianta, le grandi scuole di quest’arte hanno tracciato delle linee guida da seguire.

Così lo stile “Scopa Rovesciata” o  Hokidachi si adatta benissimo agli alberi che presentano ramificazioni abbondanti e fitte e che perdono le foglie. Il tronco di queste piante è solitamente dritto ed è alto 1/3 di tutto l’albero.

Lo stile “Eretto Formale” o Chokkan è lo stile migliore da scegliere per gli alberi che sviluppano in natura  conicità importanti ed hanno tronchi ben visibili. È quindi è la scelta migliore per qualsiasi pianta conifera.

Lo stile  “Eretto informale” o Moyogi è uno stile abbastanza comune in questa arte. Il tronco cresce formando delle “S” e per ogni curva troviamo un ramo.

Nello stile “Inclinato” o Shakan la pianta viene fatta crescere con il tronco inclinato da una parte che rimane sempre dritto.

Lo stile “Cascata” o Kengai come quello a “Semi-Cascata” o Han-Kengai mostrano le drammatiche immagini di alberi che in natura crescono verso il basso,  tipiche delle piante che vengono coperte da nevi perenni o da massi che gli sono caduti sopra e, nonostante ciò, proseguono la loro vita.

Lo stile più bello ed artico è forse lo stile “Letterati” o Bunjin che simula un albero cresciuto in forte competizione con gli altri che lo circondano e, per questo, si sviluppa in altezza per catturare i raggi del sole.

Nello stile “Boschetto” o Yose-Ue si è soliti rappresentare delle opere paesaggistiche composte da vari alberi differenti. Le piante centrali sono sempre le più alte.

Infine lo stile “Su Roccia” o Ishitsuki mostra un albero le cui radici si insinuano nelle crepe delle rocce per cercare il nutrimento necessario.

Ovviamente accanto a questi stili principali, sono nati tantissimi stili secondari tra cui i noti stili “Zattera” o Ikaa derivato direttamente dallo stile Boschetto in cui la pianta che forma il paesaggio è unica o il Fukinagashi,  uno stile Inclinato più accentuato tipico in natura delle piante dove il vento soffia in modo impetuoso e sempre da un lato.

Bonsai: Tutto Quello Che C'è da Sapere!

Educare le piante per farle diventare dei Bonsai

Come nascono questi mini-alberi e come i bonsaisti gli danno forma e stile?

Non tutti abbiamo tempo e voglia per dedicarci alla creazione del nostro bonsai e, di sicuro, l’ideale per averli in un giardino giapponese o dentro casa è mettere mano al portafogli acquistandoli e magari pagare qualcuno per prendersene cura di tanto in tanto.

Questo certamente non è molto Zen però, per lo meno, ci da’ la certezza di poter raggiungere, almeno in apparenza, il nostro scopo estetico.

Tuttavia, come abbiamo visto, quest’arte insegna tutt’altro ed allora perché non armarsi di pazienza e provare a prendersene cura o magari, ancora meglio, a creare la nostra pianta da zero?

Credi che sia impossibile?

Seguimi!

Abbiamo visto che queste piante altro non sono che gli stessi alberi che troviamo in natura, dunque, come per qualsiasi pianta, possiamo iniziare dal seme. Questo processo è molto lungo ma non è complesso come appare.

In commercio troverai tutti i semi di tutte le specie, dall’acero rosso all’acero blue, dal pino nero al ginepro… c’è davvero tutto!

Come troverai anche veri e propri kit completi per iniziare l’inseminazione autonomamente a casa.

Se, invece, vuoi un metodo più veloce prova con la talea, esistono vari tutorial che ti insegnano come fare.

Basta tagliare una parte di un ramo giovane, privarlo della foglie ed utilizzando un composto di ormoni radicali con cui bagnare la parte dove vorrai che radichi,  metterlo nel terreno adatto ed attendere che la magia si compia.

Ovviamente è una descrizione spicciola di questa tecnica che da secoli porta frutti. Basta cercare in rete per avere i giusti approfondimenti [Wikipedia] .

Se la talea è semplice da attuare e puoi fare più tentativi, diverso è per la margotta che dovrebbe essere eseguita da una mano  esperta. Questa tecnica permette, individuato il ramo che vogliamo utilizzare, di farlo radicare direttamente sulla pianta per poterlo tagliare successivamente.

Qui puoi vedere come è stata eseguita una margotta su un ulivo

Certamente la cosa più semplice è comprare direttamente dei Pre-Boinsai, piante già sviluppate da lavorare.

Raccogliere gli alberi in natura, invece, ricordiamo che è vietato sul terreno demaniale ed in ogni caso non garantisce esito positivo in nessun modo.

Gli strumenti da lavoro del bonsaista

Pensi che occorrano tanti strumenti per essere un perfetto bonsaista amatoriale?

Non di certo.

Ciò che ti occorrerà saranno:

  • forbici

  • rastrellino

  • mini-cesoie

Ovviamente esistono kit per tutti i gusti e per tutte le tasche.

I kit migliori si compongono di un set di cesoie realizzati in carbonio o in carbonio ed acciaio e contengono anche le classiche pinze di Jin, che, appena avrai preso un po’di dimestichezza, dovrai di certo comprare.

Messa a dimora dei bonsai

Hai la tua giovane pianta?

È arrivato il momento di metterla a dimora.

La scelta del vaso è fondamentale e non è da sottovalutare che tu sia un bonsaista esperto o meno.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, gli alberi giovani hanno bisogno di molto spazio mentre quelli più maturi sempre di meno.

In commercio troverai di tutto e di più.

Dai classici vasi di forma rettangolare ai vasi rotondi, dai vasi giapponesi, di ottima fattura ed iper-costosi, ai vasi cinesi spesso di qualità più scadente.

La scelta del vaso giusto può risultare, quindi, difficile.

Vaso smaltato o non smaltato?

Che forma scegliere?

Qual è l’altezza del vaso giusta?

Come sempre dipende.

Se siamo difronte ad una conifera e quindi allo stile Chokkan è meglio scegliere un vaso non smaltato mentre per lo stile Hokidachi preferire vasi smaltati dai colori non accessi.

Per tutti gli altri affidarsi al gusto personale rispettando una sola regola: scegliere colori sgargianti solo ed esclusivamente se l’albero avrà fiori o frutti.

La forma del vaso collima con la forma che avrà il nostro albero. Se l’albero sarà appuntito (maschile) è preferibile un vaso rettangolare mentre se è tondeggiante (femminile) uno rotondo andrà bene.

Il vaso deve essere profondo almeno quando la parte radicale dell’albero, tuttavia si suggerisce di abbondare in questa valutazione.

Solo per gli alberi maturi vige la regola che la larghezza del vaso che deve essere pari a circa 2/3 della corona. Questo ci consente di  avere un aspetto  estetico ottimale.

Il terriccio da scegliere, come per molte altre piante, deve essere capace di offrire un buon drenaggio per evitare ristagni d’acqua e, nel contempo, una buona ritenzione idrica per evitare frequenti annaffiature.

Detto ciò è evidente la necessità di creare dei substrati composti da materiale di vario genere.

L’argilla espansa, come sempre, è un buon drenante da miscelare nel terreno. I bonsaisti esperti, tuttavia, utilizzano l’Akadama, un’argilla speciale giapponese cotta in maniera intensa e specifica per queste piante.

Pomice e lapillo trattengono bene l’acqua ed offrono la giusta ritenzione idrica. La pomice, inoltre, aiuta lo sviluppo radicale della pianta.

La ghiaia fine è solitamente il substrato più in alto.  È il primo vero drenante ed offre un’areazione ottimale per i substrati inferiori.

In tutto ciò, a nostra scelta, inserire del terriccio universale .

Se abbiamo l’Akadama a disposizione questa sarà la metà di tutto il composto altrimenti proporzionare il tutto in base al microclima zonale.

Legatura dei bonsai

Le piante sono formate da:

  • tronco

  • rami

  • foglie

  • adipe

dove quest’ultimo è la parte terminale che sviluppa l’apparato radicale.

In natura, ovviamente, le piante non crescono con lo stile che cerchiamo ed e quindi fondamentale per il bonsaista forzare la giovane pianta affinché abbia l’aspetto desiderato.

Per farlo si usa il filo da bonsai con cui si legano tronco e rami ricorrendo alla tecnica antica della filatura.

Il filo utilizzato è o di alluminio anodizzato o di rame ricotto ed ovviamente ha uno spessore variabile.

Solitamente si consiglia di utilizzare filo di diametro mai maggiore di 1/3 dello spessore dei rami ce intendiamo modellare.

Anche la legatura va eseguita ad arte ed anche in questo caso ci sono vari tutorial, come questo, in rete che puoi seguire:

Potatura dei bonsai

Essendo degli alberi non è affatto difficile imbattersi in piante che nei secoli sono passate di mano in mano e su cui hanno lavorato diversi maestri, allievi bonsaisti e/o collezionisti.

Come per qualsiasi arte, anche per questa, ci sono tantissime opere di immenso valore economico.

La potatura è l’operazione fondamentale con cui disegneremo la nostra pianta.

In particolare la prima potatura, detta di impostazione, traccerà le linee del disegno che abbiamo in mente per il nostro albero nano.

A questa seguiranno varie piccole e frequenti potature, dette di mantenimento, che rifiniranno il progetto.

Il concetto fondamentale è e resta per il bonsaista che si tratta di un opera mai finita.

Tutto questo richiede, ovviamente, tempo ed energia e servirà per guardarsi dentro da vicino.

Non di rado, in effetti,  il nostro albero nano rispecchierà il “qui ed ora” di noi stessi nel presente.

Spesso non siamo coscienti dell’importanza della potatura per la nostra pianta, ignorando che, una potatura sbagliata possa farla anche morire.

La potatura serve anche per equilibrare la nostra pianta e questo aspetto non deve essere mai dimenticato.

Se l’adipe è posizionato in un contenitore con una lunghezza pari a 2/3  della corona, come già detto, la pianta dovrà essere innanzitutto stabile per vivere.

La potatura ci permette di equilibrarne il peso e le proporzioni in modo che la pianta non solo sia educata nel rispetto dello stile che abbiamo previsto ma resti ferma così da poter crescere ed essere vigorosa per rappresentare la forza della vita.

È mediante la potatura, infatti, che andremo a trovare l’equilibrio in alto come in basso , a desta come a sinistra, tagliando i rami più vigorosi che non ci interessano come anche intervenire sulle radici in modo da riproporzionarle intelligentemente.

Cura del bonsai

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Un bonsai, quindi, non è una pianta stagionale e, se sarai paziente e dedito, ti accompagnerà per sempre.

Prendersi cura di una pianta di questo tipo non è semplice, ma cosa in fondo lo è?

Se desideri iniziare quest’arte sappi che dovrai dedicargli del tempo.

Un esempio?

Alcune piante di questo tipo vanno annaffiate 3 volte al giorno.

La raccomandazione è, infatti di dargli acqua non appena il terreno è asciutto e, considerato che non ce n’è molto, è immaginabile quanto questa operazione debba essere frequente.

Un albero nano da’ tanto ma chiede anche tanto in cambio.

Sei pronto per questa sfida?

A presto!

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