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Uso Terapeutico dello Zafferano Secondo i Principi Olistici

Oggi parleremo dell’uso terapeutico dello zafferano secondo i principi olistici. Dopo aver visto la storia e le origini di questa spezia ed aver parlato dei suoi utilizzi nella medicina orientale, come promesso, ci soffermeremo sul comprendere perché lo zafferano è indicato per:

 

  • mestruazioni dolorose,
  • lombalgia,
  • dispepsia,
  • spasmi bronchiali,
  • asma,
  • tosse,
  • depressione ed eccitazione nervosa
come anche perché agisce sul sistema nervoso centrale e quindi perché è consigliato l’uso terapeutico dello zafferano dalla medicina olistica.
 

L’uso terapeutico dello zafferano

L’olismo, come già detto quando abbiamo parlato dell’orticoltura biodinamica e del calendario della semine  è una posizione teorica, in ambito filosofico e scientifico basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti in quanto  la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Fonte

Nella medicina olistica, dunque, la cura medica è legata alla non separazione del corpo e della mente nella cura.

L’uso terapeutico dello zafferano sui Chakra

 

I chakra sono centri energetici fondamentali e strutturalmente localizzati lungo la colonna vertebrale.

I principali punti energetici sono sette, all’interno dei quali scorre l’energia del corpo, responsabile dell’attività intellettuale, emotiva e spirituale dell’uomo e, secondo le discipline orientali, sui di essi l’energia dei colori agisce a livello di vestiti, cibo ingerito e vicinanza con lo scopo di favorire, ristabilire e mantenere il benessere psicofisico dell’individuo.

Prenderemo in considerazione il primo, il secondo e il terzo chakra come punti energetici secondo le più autorevoli discipline olistiche orientali al fine di comprendere il reale motivo per il quale la medicina olistica raccomanda l’uso terapeutico dello zafferano.

L’uso terapeutico dello zafferano: il primo chakra

Il primo chakra detto mulandhara o chakra della radice è identificato come il sostegno dell’organismo, è associato al colore rosso ed è posizionato anatomicamente nella parte inferiore del bacino, tra coccige e pube.

Ad esso è attribuita la capacità di governare gli istinti, assorbire le energie della terra e scaricare le tensioni in eccesso attraverso l’atto sessuale in quanto il suo funzionamento eccessivo o insufficiente è causa di problemi legati alla volontà di vivere, al soddisfacimento dei bisogni materiali e alla sicurezza personale.

Gli organi corrispondenti al primo chakra sono: piedi, gambe, ginocchia, bacino, colonna vertebrale, ghiandole endocrine surrenali, apparato genitale, vescica, intestino crasso, muscolatura, scheletro osseo e il sistema nervoso autonomo.

Il senso corrispondente è l’olfatto.

Il chakra equilibrato sviluppa la determinazione, la fermezza, la stabilità, l’autostima.

L’uso terapeutico dello zafferano: il secondo chakra

Il secondo chakra detto svadhishtana o chakra sacrale, è localizzato nella metà inferiore del ventre, sotto l’ombelico, ed è in relazione con gli organi sessuali, il sistema riproduttore e il plesso lombare.

È  associato al colore arancio e regola tutte le emozioni collegate alla gioia di vivere e alla massima espressione del potenziale dell’energia sessuale, il bisogno di socializzare e di espadere la nostra personalità, l’equilibrio tra il dare e l’avere.

Le qualità che caratterizzano l’equilibrio di questo punto energetico sono la sensibilità e la creatività. Il senso corrispondente è il gusto.

Il funzionamento disarmonico del 2° chakra può portare a impotenza, frigidità, ansia, attacchi di panico, problemi alla prostata, nefrite, disturbi ai reni e alla circolazione, dolori lombari, ipersensibilità e sbalzi d’umore improvvisi, minzioni frequenti, il rapporto con l’altro sesso caratterizzato da forti tensioni e insicurezze limitandosi allo sfogo sessuale, al riparo da ogni coinvolgimento emotivo.

L’uso terapeutico dello zafferano: il terzo chakra

Il terzo chakra detto manipura o plesso solare è localizzato nella “bocca dello stomaco” tra l’ombelico e lo sterno.

Corrispondono al 3° chakra lo stomaco, il pancreas, il fegato, la cistifellea, la milza e l’intestino tenue, i denti e le unghie.

È associato al colore giallo e influenza la capacità di agire energeticamente, l’autostima, l’autonomia personale e rappresenta il nostro potere personale.

Il senso corrispondente è l’olfatto.

È associato alla nostra comprensione intuitiva di ciò che siamo e al modo in cui ci rapportiamo agli altri e all’ambiente in cui viviamo, all’accettazione dei nostri bisogni.

Il suo equilibrio caratterizza la sicurezza, la spontaneità, l’individualità e la collaborazione mentre il chakra in disequilibrio è caratterizzato dalla scarsa fiducia in se stessi e provoca sentimenti di impotenza, inadeguatezza, nervosismo, smarrimento, desiderio di fuga e una tendenza alla depressione.

L’uso terapeutico dello zafferano: una spezia dal potente potere curativo

Con questa premessa sui centri energetici secondo le discipline orientali è evidente il motivo per cui la medicina olistica raccomanda l’uso terapeutico dello zafferano sin dai tempi antichi e perché questa spezia era considerata un potente rimedio naturale curativo.

In natura lo zafferano si presenta con una gradazione giallo-oro che può arrivare ad un arancione intenso, quasi rosso amaranto, viene infatti soprannominato l’oro rosso per il suo valore economico sul mercato.

L’associazione cromatica di questa preziosa spezia, ci aiuta a capire e comprenderne l’utilizzo in campo medico, correlando la vibrazione cromatica ai centri energetici prima descritti.

Il colore della corolla richiama la tonalità violetto-indaco che nell’ analisi cromatica dei chakra si riferisce al sesto chakra noto come terzo occhio e al settimo chakra o chakra della corona: per questo motivo può essere utilizzato per riequilibrare energeticamente le emozioni e rafforzare l’aurea durante i periodi di forte stress.

L’uso dello zafferano: alcune curiosità tra folklore e magia.

La tradizione popolare suggerisce di mettere in un sacchetto di lino bianco, cotone o tessuto naturale un cristallo di rocca o pietra di luna insieme a tre fiori di zafferano, qualche spiga di lavanda e un pizzico di artemisia.

Questi elementi vengono posti all’interno del sacchettino  e chiusi da tre nodi di nastro bianco: questo semplice rimedio può essere facilmente preparato da tutti e, solitamente può essere portato addosso, nella borsa, tenuto nel comodino di casa oppure sulla scrivania negli ambienti lavorativi ove spesso le situazioni di stress sono ricorrenti e frequenti.

Utilizzo magico ed esoterico

Interessante osservare come nella cultura indiana la giovane sposa viene segnata sulla fronte, proprio in coincidenza con il sesto chakra da una pittura colorata a base di Kumkum ovvero la polvere rossa del crocus e lo stesso simbolo sempre evidenziato all’altezza del terzo occhio viene utilizzato dagli stessi santoni induisti. Per stimolare il terzo occhio viene utilizzata la polvere e il profumo.

Sempre parlando di zafferano, il crocus è uno degli ingredienti principali utilizzati nella creazione magica di sacchettini per l’amore e sacchettini per aumentare la lussuria e lo stimolo sessuale.

Sotto forma di infuso, viene inoltre usato negli incantesimi per la guarigione di patologie legate al primo e al secondo chakra come ad esempio infezioni delle vie urinarie, candidosi vaginale, eruzioni cutanee, infiammazioni intestinali e delle vie urinarie.

In alcuni testi di natura esoterica è opportuno e quasi obbligato procedere al lavaggio delle mani con infuso di zafferano prima di ogni operazione magica.

Sempre secondo il folclore esoterico, bruciare gli stimmi di crocus nelle notti di luna piena, favorisce sogni e visioni, contribuisce a stimolare il terzo occhio permettendo al soggetto di entrare in contatto con le vibrazioni inconsce più profonde che permettono addirittura di allenare i doni della chiaroveggenza e chiaroudienza.

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